LAPAROSCOPIA

Negli ultimi anni la chirurgia laparoscopica ha subito importanti innovazioni tecnologiche che ne hanno allargato le indicazioni e ne hanno permesso l’uso in numerose branche della chirurgia. I suoi risultati, superiori a quelli della chirurgia tradizionale, sono riconosciuti dalla maggior parte dei chirurghi ginecologi. Oggi, la laparoscopia gioca un ruolo primario in ginecologia, anche per la riduzione della degenza ospedaliera ed il contenimento della spesa sanitaria. La laparoscopia è una tecnica che permette di visualizzare la cavità addominale e di effettuare manovre chirurgiche sugli organi attraverso piccole incisioni di 5 mm. La visualizzazione della pelvi è sicuramente meglio in laparoscopia che con la chirurgia tradizionale dove peraltro è necessaria una incisione cutanea di diversi centimetri. Per effettuare la chirurgia laparoscopica è necessario lo pneumoperitoneo (insufflazione in addome di CO2), esso offre al chirurgo diversi vantaggi: permette una separazione tra la parete addominale e gli organi pelvici creando uno spazio virtuale in cui è possibile muovere gli strumenti endoscopici, effettuare dissezioni ed emostasi. Nella parete addominale vengono inseriti tre o quattro cilindri metallici o di materiale plastico chiamati Trocar. Quello centrale presenta un diametro di 10 mm, i due o tre accessori, a seconda della patologia riscontrata, misurano 5 mm. o 10 mm. di diametro. Attraverso la via di accesso a livello ombelicale  viene inserita l’ottica laparoscopica che collegata ad una telecamera consente all’equipe operatoria di eseguire la procedura chirurgica osservando le immagini su di un monitor.

La laparoscopia ha oggi un ruolo molto importante nella valutazione degli organi riproduttivi femminili, infatti essa è in grado di definire la morfologia e la funzionalità delle tube nella infertilità inspiegata ed è in grado altresì di diagnosticare e correggere eventuali patologie dell’apparato riproduttivo. Mediante la visione endoscopica con la cromosalpingoscopia, il chirurgo può verificare se le tube di Falloppio (attraverso cui passa l’uovo fecondato) sono pervie o meno, essa consiste nell’iniettare, attraverso il canale cervicale e quindi dalla via vaginale, del colorante vitale (blue di metilene).Il riempimento delle tube e il passaggio attraverso le fimbrie nel peritoneo del colorante è in pratica la prova della pervietà tubarica. La laparoscopia è indicata inoltre per confermare il sospetto di aderenze | aderenze utero parietali e/o la presenza di endometriosi pelvica | endometriosi setto retto vaginaleendometriosi severa  che non possono essere valutati con nessun altra metodica e che spesso condizionano in maniera negativa la fertilità.

Le cisti ovariche sono una patologia molto comune, specie nell’età fertile della donna, e sono strettamente connesse alla struttura e alla funzionalità delle ovaie. Sono abbastanza frequenti e nella maggior parte dei casi, risultano benigne e prive di complicazioni, scomparendo in breve tempo (solitamente in 1-2 cicli mestruali) senza bisogno di alcuna terapia. In questi casi si tratta di semplici alterazioni connesse alla funzionalità dei follicoli e dei corpi lutei normali.  A volte però esse  possono rappresentare forme più gravi, come le cisti endometriosiche, le cisti dermoidi e, nei casi peggiori, i tumori benigni (cistomi, fibromi ovarici) o maligni (cistocarcinomi e cistosarcomi). Spesso le cisti ovariche sono asintomatiche e vengono scoperte accidentalmente durante una ispezione pelvica, ma per confermare la diagnosi e determinarne la natura e le dimensioni  si rende necessario un accurato controllo ecografico. Per contro, in alcuni casi provocano un forte senso di fastidio addominale, dolore durante i rapporti sessuali ed irregolarità mestruali come amenorrea, menorragia e dismenorrea. Se si verifica una torsione della cisti, possono inoltre comparire intenso dolore addominale, nausea e febbre, che rendono necessario un intervento chirurgico. Nel caso delle cisti funzionali, non è necessario ricorrere a particolari cure ed esse si risolvono in modo spontaneo nel giro di qualche settimana, senza dover ricorrere ad asportazione chirurgica, a meno che la cisti non assuma dimensioni notevoli (> 5 cm) e produca un forte dolore. Se le cisti semplici (funzionali) scompaiano quasi sempre in modo spontaneo, lo stesso non si può dire per quelle più complesse (come le cisti dermoidi), che richiedono necessariamente l’intervento chirurgico. È dimostrato che il trattamento migliore per le patologie annessiali e le cisti ovariche è la chirurgia laparoscopica. Anche i dati lo confermano, gli interventi laparoscopici per le patologie annessiali sono i più diffusi trattamenti laparoscopici nel mondo. Il maggior problema nel trattamento laparoscopico delle masse annessiali è la diagnosi di malignità preoperatoria, essa comprende un approfondito esame clinico, un ecografia pelvica e addominale per evidenziare eventuali vegetazioni intra cistiche, setti o la presenza di liquido in addome (ascite), i dosaggi dei markers tumorali. Un corretto esame preoperatorio permetterà una differenziazione tra masse annessiali sicuramente benigne, sospette e maligne e sulla base delle proprie esperienze il chirurgo orienterà il suo approccio chirurgico, laparoscopico o laparotomico. Il trattamento laparoscopico per patologia annessiale può essere conservativo o demolitivo.

Trattamento conservativo

Biopsia ovarica

Drilling ovarico

Enucleazione di cisti ovariche o tubariche

Enucleazione di cisti paraovariche o paratubariche

Asportazione conservativa di gravidanza extrauterina

Asportazione di fibromi ovarici

Lisi di aderenze peri-ovariche o peri-tubariche

Trattamento di idro-sactosalpinge o PID ( Malattia infiammatoria pelvica)

Drenaggio o asportazione di ascesso tubo-ovarico

Trattamento demolitivo

Ovariectomia

Salpingectomia

Salpingectomia per gravidanza extrauterina

Annessiectomia

L’endometriosi è una patologia ginecologica benigna caratterizzata dalla presenza di cellule endometriali (tessuto che riveste la superficie interna dell’utero che ha la caratteristica di crescere e successivamente sfaldarsi ogni mese durante il ciclo mestruale) in sedi anomale al di fuori dell’utero, responsabili di diversi sintomi, in particolare dolore ed infertilità. L’endometriosi è una malattia misteriosa che colpisce milioni di donne, in età riproduttiva (3-10%), in tutto il mondo.
Essa è rara prima del menarca e tende a decrescere sensibilmente dopo la menopausa.

Rappresenta una delle migliori indicazioni alla laparoscopia chirurgica. Possono essere trattati brillantemente casi di endometriosi minimalievemoderata o severa, anche se presenti cisti endometriosiche o noduli di grosse dimensioni. Nell’endometriosi, il tessuto istologicamente uguale all’endometrio, si localizza come su riportato, al di fuori dell’utero in altre aree del corpo.
In tali sedi il tessuto endometriale si sviluppa sotto forma di cisti, noduli, lesioni, impianti o escrescenze. La sede più comune di localizzazione ectopica dell’endometrio è sicuramente lovaio con conseguente sviluppo di cisti di dimensioni variabili; seguono in ordine di frequenza, i legamenti uterini e il peritoneo del Douglas ( area tra la vagina e il retto).

Le localizzazioni ovariche possono essere:

  • superficiali; piccoli focolai del diametro massimo di 5 mm, di consistenza dura, circondati da una zona di retrazione cicatriziale;
  • profonde; cisti endometriosiche vere e proprie ( o endometriomi cistici), hanno dimensioni variabili ma in genere il loro diametro non supera i 15 cm, hanno pareti spesse e contenuto ematico e piceo (per questo sono chiamate “cisti cioccolato“).

La complicanza più  temibile è la rottura della cisti endometrio sica, con possibile sviluppo di un quadro di addome acuto.

Talvolta si possono trovare lesioni endometriosiche anche nelle cicatrici addominali post-chirurgiche, sull’intestino tenue o sul retto-sigma, in prossimità degli ureteri, sulla vescicanella vagina, sulla cervice e sulla vulva.

Come il rivestimento dell’utero, le lesioni endometriosiche sono responsive agli ormoni del ciclo mestruale. Ogni mese si sviluppano, si sfaldano e sono causa di sanguinamento. Il sangue raccolto in cavità addominale determina infiammazione nelle aree circostanti e formazione di tessuto cicatriziale.

I sintomi riscontrati più frequentemente in caso di endometriosi sono:

  • dolori prima e durante le mestruazioni (dismenorrea)
  • dolori durante i rapporti sessuali (dispareunia)
  • dolore alla defecazione (dischezia)
  • diarrea e/o stitichezza
  • dolore alla minzione (disuria)
  • dolore pelvico cronico
  • sanguinamento nelle feci (ematochezia/rettorragia)
  • sanguinamento nelle urine (ematuria)
  • nausea/vomito
  • irregolarità mestruali

L’endometriosi andrebbe sospettata in ogni donna in età fertile che presenta dolori pelvici, soprattutto quando una paziente va incontro a dismenorrea dopo anni di mestruazioni non dolorose.
 Linfertilità colpisce il 30-40% circa delle donne con endometriosi ed è un esito comune con il progredire della malattia.

Alcune donne con endometriosi possono anche non presentare alcun sintomo. L’intensità del dolore non è comunque correlata all’estensione o alle dimensioni delle lesioni. Piccole formazioni (dette petecchiali) si sono rivelate essere più attive nella produzione di prostaglandine (sostanze che attivano i processi infiammatori); questo potrebbe spiegare la significativa sintomatologia dolorosa che spesso accompagna la presenza di impianti piccoli, contrariamente a quanto avviene in caso di endometriosi marcata ove il sintomo doloroso è del tutto assente ed essa viene casualmente scoperta durante un intervento eseguito per altri motivi.

Le prostaglandine sono sostanze sintetizzate in tutto il corpo, implicate in numerose funzioni, e ritenute responsabili della maggior parte dei sintomi dell’endometriosi.
I sintomi spesso tendono a intensificarsi nel tempo, sebbene in alcuni casi si hanno cicli di remissione e ricorrenza.

La stadiazione della malattia viene eseguita durante l’intervento chirurgico. Essa prevede 4 stadi secondo la classificazione dell’Americans Fertilità Society (rAFS):

  • Stadio I (malattia minima)
 Si osservano focolai endometriosici isolati, che aderiscono all’esterno della parete uterina, alle tube ed alle ovaie.
  • Stadio II (malattia lieve
Non sempre vi è una correlazione tra l’entità dei disturbi ed il grado di gravità dell’endometriosi. Pochi focolai endometriosici possono già essere causa di forti dolori.
  • Stadio III (malattia moderata)
Nelle ovaie si possono formare delle cisti dove si raccoglie il sangue mestruale. Quando tali cisti vengono incise nel corso di un intervento, questo sangue appare come una massa viscosa di colore brunastro. Per questo motivo le cisti in oggetto sono chiamate anche cisti cioccolato.
  • Stadio IV (malattia severa– setto retto vaginale
I sanguinamenti ciclici del focolaio endometriosico, stimolano la continua irritazione del peritoneo con conseguente formazione di cicatrici (aderenze) e di noduli endometriosici che possono penetrare negli organi e nelle strutture adiacenti come intestino, vescica , ureteri,vagina: diffondendo nella cavità Nella forma severa vi è spesso il coinvolgimento del setto retto-vaginale. Nell’endometriosi avanzata i disturbi sono generalmente più forti.

L’intervento chirurgico, preferibilmente laparoscopico, con la rimozione delle lesioni endometriosiche rappresenta senza dubbio a tutt’oggi la principale opzione terapeutica nell’ambito del trattamento del dolore associato ad endometriosi pelvica.

I miomi uterini sono i tumori più frequenti del tratto genitale femminile, con una incidenza che va dal 20% al 50 % di tutte le donne. Nell’80% dei casi la presenza dei miomi è asintomatica, ma se presenti sintomi quali sanguinamenti anomali, mestruazioni abbondanti (ipermenorrea), dolori pelvici e infertilità, richiedono spesso un trattamento chirurgico.

Il mioma è una massa benigna, singola o multipla, di tessuto fibro-muscolare che può svilupparsi sulla superficie esterna o nello spessore dell’utero fino a raggiungere la cavità uterina. Le sue dimensioni possono essere anche notevoli.

Per via laparoscopica possono essere trattati i miomi peduncolatisottosierosiintramurali e infraligamentari.

La grandezza, il numero, la localizzazione, l’esperienza dell’operatore e la sua capacità di eseguire suture endoscopiche sono criteri determinanti per scegliere la via laparoscopica vs. la laparotomia.

foto 2 – foto 3) sono criteri determinanti per scegliere la via laparoscopica vs. la laparotomia.

La miomectomia, cioè l’asportazione di uno o più fibromi (miomectomia multipla) è l’intervento chirurgico più conservativo per la cura di questa malattia e si pone l’obiettivo di ridare l’integrità anatomica e funzionale all’utero. I miomi o fibromi (termini analoghi) crescono creando sulla loro superficie una capsula che li delimita molto bene dal tessuto circostante e ne consente anche spesso un’agevole asportazione. I miomi vengono poi rimossi dalla cavità addominale mediante l’utilizzo di un apposito strumento chiamato “morcellatore” che tritura i miomi rendendone possibile l’asportazione attraverso le piccole vie di accesso cutanee. Per l’utilizzo del morcellatore è necessaria un’incisione cutanea più grande (12 mm). Negli interventi di miomectomia per noduli di grosse dimensioni, è necessaria un’incisione più alta (qualche centimetro al di sopra dell’ombelico).

La loro grandezza, il numero talvolta elevato, la loro posizione determinano la difficoltà dell’intervento. Questo tipo di intervento è caratterizzato da tempi molto differenti legati ovviamente alla diversa complessità delle singole situazioni.

L’isterectomia laparoscopica non deve essere considerata come un approccio alternativo alla isterectomia per via vaginale, ma alla isterectomia addominale, in quanto riduce l’ospedalizzazione, la morbilità post-operatoria e le complicazioni legate a questa tecnica. Con l’isterectomia per via laparoscopica può essere asportato completamente l’utero (se necessario anche le ovaie e le tube) anche di grosse dimensioni. Per eseguire l’intervento viene utilizzato un manipolatore uterino diverso da quello tradizionale. Esso presenta dimensioni maggiori ed una serie di valve al silicone che consentono di effettuare la deconnessione dell’utero senza perdere la pressione di gas all’interno dell’addome che altrimenti fuoriuscirebbe attraverso la vagina. L’utero, una volta deconnesso laparoscopicamente, viene asportato per via vaginale e la cupola della vagina viene chiusa con sutura a punti staccati, sutura che puà essere effettuata per via laparoscopica o vaginale. Negli interventi di isterectomia per uteri di grosse dimensioni, è necessaria un’incisione più alta (qualche centimetro al di sopra dell’ombelico).

Sono descritti tre differenti tipi di isterectomia laparoscopica:

Isterectomia totalmente laparoscopica (T.L.H.)

Rimozione completa dell’utero e sutura della cupola vaginale per via laparoscopica. La laparoscopia permette una visualizzazione ottimale della pelvi e un miglior controllo dell’emostasi. La tecnica laparoscopica richiede una grande esperienza dell’operatore.

 

 

 

 

Isterectomia laparoscopica sopracervicale (L.S.H.)

Con questo tipo di intervento si asporta il corpo uterino lasciando intatta la cervice e permette di conservare integri i ligamenti cardinali e utero sacrali importanti nel mantenere la stabilitàdel pavimento pelvico. Alcuni autori descrivono anche un miglior mantenimento della funzione sessuale. Lo svantaggio più grosso è considerata la possibilità, seppur rara, dello sviluppo di un carcinoma sul moncone cervicale, per cui la paziente dopo un intervento di L.S.H. dovrà sottoporsi a continui esami citologici. La paziente candidata alla isterectomia subtotale, dovrebbe essere prima sottoposta ad accertamenti atti ad escludere una patologia della cervice ed a biopsia endometriale, per escludere un eventuale patologia endometriale maligna che potrebbe essere disseminata in addome durante la triturazione del pezzo operatorio con il morcellatore, utilizzato per asportare l’utero.

Isterectomia vaginale laparoscopicamente assistita (L.A.V.H.)

È una isterectomia vaginale in cui il ruolo della laparoscopia è quello di rimuovere una patologia annessiale che difficilmente può essere rimossa per via vaginale o quando vi è il sospetto di una concomitante patologia che può essere causa di aderenze addomino-pelviche severe. Questa tecnica viene inoltre utilizzata per migliorare la curva di apprendimento della chirurgia laparoscopica.

La malattia infiammatoria pelvica (PID) è un infezione del tratto genitale superiore femminile, che può coinvolgere l’utero, le ovaie, le tube o altri tessuti pelvici, fino a provocare un quadro di peritonite. Se non adeguatamente trattata la PID è una delle infezioni ginecologiche più gravi a causa delle possibili conseguenze a breve e medio termine: essa infatti oltre alla infezione, può condurre a sterilità, gravidanza extrauterina e a dolore pelvico cronico. In caso di PID la laparoscopia diventa fondamentale nella diagnosi microbiologica, nella valutazione dei danni anatomici e nel trattamento chirurgico, essa permette infatti di prelevare liquido peritoneale libero in addome per ricerche microbiologiche, rilevare aderenze peritubariche più o meno gravi, danni all’anatomia tubarica, dilatazione tubarica per presenza di liquido (idrosalpinge) o pus (piosalpinge), ascessi tubo-ovarici e tenaci aderenze tra intestino e organi pelvici (pelvi congelata). La laparoscopia è considerata l’intervento di elezione ed essa deve essere eseguita al primo sospetto diagnostico, è fondamentale eseguire una lisi delle aderenze cauta ed attenta data la difficoltà e la delicatezza di questo intervento. Talvolta, le aderenze sono così tenaci da sovvertire lìanatomia pelvica ed è facile la possibilità di creare falsi piani di clivaggio, con danni alle anse intestinali e agli ureteri. Un accurato lavaggio (toilette) della cavità addominale, la lisi aderenziale e l’eventuale drenaggio di ascessi pelvici alleviano i sintomi di queste pazienti, che spesso vengono confusi con altre patologie (appendicite acuta, colecistite). Durante la laparoscopia è d’obbligo, in queste pazienti, controllare la regione epatica, in una certa percentuale dei casi, si riscontra un quadro di periepatite (sindrome di Fitz-Hugh-Curtis), caratterizzata da aderenze tra fegato, diaframma e superfice peritoneale anteriore.

Attualmente la laparoscopia viene sempre più frequentemente impiegata anche in campo oncologico nei centri di riferimento. Nel nostro centro, la possibilità di effettuare la linfoadenectomia pelvica per via endoscopicapermette di trattare i casi iniziali (primi stadi) di carcinoma dell’endometrio, associandola all’isterectomia laparoscopica. I risultati chirurgici che si ottengono in termini di radicalità dell’intervento dal punto di vista oncologico, sono considerati in genere del tutto sovrapponibili a quelli della chirurgia tradizionale. È possibile ancora la stadiazione chirurgica del cancro dell’ovaio (primo stadio) o la rivalutazione (second-look) dopo chirurgia citoriduttiva negli stadi avanzati. Le pazienti, oltre ai comuni benefici della laparoscopia, traggono anche un vantaggio psicologico, potendo in genere iniziare molto precocemente gli eventuali trattamenti adiuvanti (chemio o radioterapia). E’ da tenere presente comunque che ad oggi solo una piccola percentuale di interventi per patologie oncologiche in stadi iniziali, sono eseguibili con la tecnica laparoscopica.

ISTEROSCOPIA

L’isteroscopia è una tecnica endoscopica mini invasiva di diagnosi e cura che consente la visualizzazione della cavità uterina mediante l’utilizzo di uno strumento chiamato isteroscopio. L’isteroscopio introdotto in vagina (in genere non è necessario l’utilizzo dello speculum) attraversa il canale cervicale e una volta all’interno dell’utero permette l’osservazione completa della cavità uterina grazie ad un’ottica collegata con una telecamera. Attraverso un canale esistente nell’interno dell’isteroscopio viene spinta nell’utero della soluzione fisiologica che permette di distendere la cavità uterina e di controllare quindi la sua morfologia.

L’isteroscopia diagnostica non prevede anestesia nè generale nè locale in quanto è sostanzialmente indolore. In casi particolari (stenosi serrata del canale cervicale, particolare emotività della paziente) che ne sconsigliano l’esecuzione ambulatoriale, l’esame può essere effettuato in regime di day – surgery in anestesia locale o generale. Nelle donne in età fertile il momento più favorevole per eseguire l’esame è nella prima metà del ciclo mestruale, tra il sesto ed il decimo giorno, questo per due motivi, primo perchè la mucosa endometriale si presta ad una migliore osservazione endoscopica e secondo si evita il rischio di scoprire una gravidanza iniziale inaspettata, mentre in caso di valutazione differenziale di una iperplasia dell’endometrio deve essere effettuata nella seconda metà del ciclo ( fase secretiva). Con tale metodica diagnostica è possibile evidenziare patologie responsabili del sanguinamento uterino anomalo (AUB) come:

  • Polipi endometriali
  • Miomi sottomucosi
  • Metrorragia post-gravidanza
  • Disordini endocrini
  • Atrofia endometriale
  • Iperplasia (aumento dello spessore dell’endometrio)
  • Endometrite (infiammazione dell’endometrio)
  • Neoplasie endometriali

Altri quadri isteroscopici di comune riscontro nella diagnostica della sterilità ed infertilità sono:
– Malformazioni uterine (utero setto o bicorne)
– Sinechie (aderenze)

Nel corso dell’esame, la donna può avvertire alcuni fastidi legati alla dilatazione dell’utero, che in genere durano alcuni minuti. Dopo l’esame si può avere l’insorgenza di scarse perdite ematiche vaginali. In pochi casi si può verificare l’insorgenza di una reazione vagale. In genere la paziente può riprendere subito dopo l’esame la sua abituale attività e solo raramente è richiesta una breve osservazione di pochi minuti successiva all’indagine.

L’isteroscopia può essere diagnostica se ci si limita alla sola visione della cavità uterina e/o operativa quando viene utilizzata per eseguire interventi chirurgici, in tal caso viene chiamata Chirurgia Isteroscopica o Chirurgia Resettoscopica. Essa viene utilizzata per trattare le seguenti patologie: Polipi, Miomi, Sinechie uterine e Malformazioni.

È il primo intervento di resezione isteroscopica nel quale si cimenta l’isteroscopista nel suo training di apprendimento. Il più delle volte è un intervento semplice. I polipi sono neoformazioni che possono essere uniche o multiple, peduncolate o a base larga (sessili). I polipi uterini si dividono in polipi cervicali e polipi endometriali. I primi possono essere rimossi ambulatorialmente. I secondi invece trovano nella resezione isteroscopica il trattamento d’elezione, in quanto viene eseguita sotto visione diretta e ne permette l’asportazione completa in quanto il tentativo di asportarli con la curette è  gravato da un’alta percentuale di insuccessi. Non c’è bisogno di alcuna preparazione farmacologica; in età fertile è sufficiente operare nella prima fase del ciclo mestruale (fase proliferativa). La tecnica di resezione consiste nello slicing vale a dire nell’affettare il polipo a partire dalla sommità verso la base fino a reciderne la radice. A volte è possibile reciderlo in toto quando è peduncolato e non molto grande.

I miomi uterini sono tra le neoplasie benigne più frequenti nella prassi ginecologica, si presentano nel 20-30% delle donne in età fertile, si presentano come una massa singola o multipla, di tessuto fibro-muscolare che può svilupparsi sulla superficie esterna o nello spessore dell’utero fino a raggiungere la cavità uterina. Le sue dimensioni possono essere anche rilevanti.

L’aumento del flusso mestruale, la metrorragia e le perdite ematiche atipiche (AUB) durante tutto il mese, spesso accompagnate da anemia rappresentano il principale motivo di ricorso all’asportazione chirurgica del mioma (miomectomia).

La miomectomia è l’intervento chirurgico più conservativo per la cura di questa malattia e si pone l’obiettivo di ridare l’integrità anatomica e funzionale all’utero. I miomi o fibromi (termini analoghi) crescono creando sulla loro superficie una capsula che li delimita molto bene dal tessuto circostante e ne consente anche spesso un’agevole asportazione. A secondo del grado di interessamento intramurale del mioma sottomucoso che comporterà un aumento delle difficoltà dell’intervento, è stata adottata una classificazione in tre gradi, dalla European Society of Hysteroscopy (G0, G1,G2).

I miomi di grado 0 (G0) hanno un totale sviluppo all’interno della cavità uterina, sono peduncolati o con limitata base di impianto. Essi sono i più facilmente aggredibili indipendentemente dalle dimensioni ed il trattamento ha la più alta percentuale di successo e la più bassa di complicanze.

I miomi sottomucosi con parziale sviluppo intramurale ma che hanno una estensione nella parete miometriale inferiore al 50 % del volume del mioma stesso vengono definiti di grado 1 (G1).

I miomi sottomucosi che aggettano per meno della metà del loro volume nella cavità endometriale e che hanno una estensione intramurale maggiore del 50 % vengono definiti di grado 2 (G2).

In ogni caso lo spessore del miometrio compreso tra margine esterno del mioma e superficie sierosa dell’utero dovrebbe essere non inferiore a 5 mm. Questo spessore, chiamato margine libero miometriale, viene misurato ecograficamente durante lo studio preoperatorio della paziente.

L’aumento del grado di estensione intramurale aumenta la durata dell’intervento, le difficoltà tecniche, il rischio di rimozione incompleta del tessuto miomatoso (a volte è necessario ‘intervento in due tempi successivi), il rischio di intravasazione ( passaggio nel compartimento intravascolare della paziente del mezzo liquido di distensione lavaggio della cavità uterina), il rischio di perforazione uterina e di emorragia.

In alcuni casi può essere necessaria la somministrazione preventiva di alcuni farmaci detti analoghi del GnRH che, riducendo volume e vascolarizzazione del mioma, ne rendono più agevole e sicura la rimozione.

Le sinechie sono aderenze fra le pareti della cavità di un organo, esito di pregressi traumi o eventi flogistici. Possono essere endouterine o endocervicali, formatesi per esempio in occasione di interventi a carico della cavità uterina, come curettage (raschiamento) in caso di metrorragie, aborto interno o IVG. Le sinechie possono essere più o meno tenaci e diversa è la loro sintomatologia. Sono spesso causa di Ipomenorrea cioè flusso mestruale scarso, o se particolarmente estese e tenaci causa di amenorrea o totale assenza di mestruazioni. Da sole sono in grado di provocare sterilità, causando la stenosi del canale cervicale o della cavità uterina, impedendo cosi la progressione degli spermatozoi o l’eventuale impianto dell’ovocita. Il trattamento isteroscopio consiste nella loro eliminazione mediante forbici semirigide o tramite resettoscopio.

Le anomalie dell’utero possono compromettere la fertilità principalmente a causa di complicanze durante la gravidanza. Le donne colpite da questa patologia non presentano in genere grandi difficoltà nel concepimento, tuttavia la loro capacità gestazionale può risultare limitata per aborto o parti prematuri. Le malformazioni uterine trattabili con l’endoscopia sono:

  • l’utero arcuato
  • setto incompleto
  • setto completo

Gli strumenti a disposizione per la dissezione del setto, sono le forbici semirigide e l’ansa da taglio con resettoscopio operatore.

CHIRURGIA TRADIZIONALE

Esegue regolarmente interventi chirurgici per via vaginale.
Le indicazioni principali sono rappresentate da:

  • Isterocele ( prolasso uterino )
  • Cistocele o cistouretrocele ( prolasso vescicale )
  • Incontinenza urinaria da sforzo ( stress incontinence ) da ipermobilita’ uretrale
  • Incontinenza urinaria da urgenza
  • Rettocele ( prolasso rettale )
  • Ipertrofia cervicale
  • Cisti della ghiandola del Bartolini

Gli interventi possibili sono:

  • Isterectomia vaginale con o senza asportazione delle ovaie/tube
  • Riparazione delle strutture fasciali di sostegno nel comparto anteriore e/o posteriore con o senza mesh ( rete protesica )
  • Posizionamento di Sling ( Banderelle protesiche ) (TVT,TVT-0,TVS)
  • Marsupializzazione o escissione della cisti del Bartolini

CHIRURGIA ADDOMINALE

Esegue regolarmente interventi chirurgici per via addominale.
Le indicazioni principali sono rappresentate da:

  • Uteri con fibromiomi uterini voluminosi
  • Miomi uterini multipli
  • Patologie oncologiche

UROGINECOLOGIA

L’incontinenza urinaria è l’incapacità di controllare e trattenere l’urina. Essa può manifestarsi con perdite variabili da una o poche gocce durante uno sforzo, fino a continue perdite durante la giornata. L’incontinenza urinaria è una condizione molto frequente (oltre 260 milioni di persone al mondo ne soffrono) e nel genere femminile essa è presente in circa il doppio dei casi rispetto al genere maschile. Studi epidemiologici hanno evidenziato che circa il 15% delle donne in pre e post menopausa soffre di tale disturbo, anche se l’incontinenza può manifestarsi a tutte le età. Una stima reale del problema è difficile per la molteplicità delle manifestazioni cliniche e per il fatto che attualmente poche persone rendono manifesto questo disturbo che rappresenta un enorme ostacolo alla loro vita quotidiana.

Riluttanza, reticenza e imbarazzo rappresentano le barriere che la persona innalza intorno a se per nascondersi e difendersi in tali circostanze, infatti le donne che arrivano allo specialista per questo problema sono in numero decisamente inferiore a quelle affette realmente da incontinenza. L’incontinenza è un disturbo ingravescente che tende a peggiorare con l’età. Eppure questo disturbo se affrontato in modo adeguato e con il giusto supporto di esperti del settore può essere completamente sconfitto.


TIPI DI INCONTINENZA

Non tutte le incontinenze sono uguali, esistono vari tipi di incontinenza urinaria che riconoscono diversi meccanismi e diverse cause, essa può essere grossolanamente divisa in tre gruppi:

Incontinenza da iperattività vescicale (Incontinenza da urgenza): la paziente avverte lo stimolo ma perde l’urina prima di poter raggiungere il bagno. La perdita involontaria di urina è accompagnata o immediatamente preceduta da un improvviso ed impellente desiderio di urinare (urgenza minzionale). La terapia in questi casi è principalmente farmacologica.

Incontinenza da cause uretrali (Incontinenza da sforzo): è causata da un deficit delle strutture anatomiche di sostegno uretrale che portano a perdita involontaria di urina sotto sforzo ( in seguito ad un colpo di tosse, ad una risata, ad uno starnuto o ad uno sforzo fisico; per esempio in seguito allo svolgimento di attività sportive o al cambiamento improvviso di posizione). Tale disturbo può migliorare con terapia ormonale e risolversi  nel 95% dei casi completamente con terapia chirurgica.

Incontinenza di tipo misto: i due tipi d’incontinenza concorrono in diversa percentuale.

La paziente che perde l’urina potrà essere valutata attraverso una serie d’esami dopo essere stata sottoposta ad una visita ginecologica specificamente rivolta a tali problematiche; saranno quindi valutati alcuni parametri importanti:

  • Lo stato di estrogenizzazione dei tessuti
  • Il grado di prolasso genitale associato
  • La presenza di patologie ginecologiche concomitanti

Per approfondire la diagnosi prima di una terapia invasiva,  è preferibile eseguire l’esame urodinamico che valuterà il tipo e il grado d’incontinenza. L’esame consiste nella simultanea misurazione con un piccolo catetere della pressione vescicale e del flusso minzionale in fase di riempimento e svuotamento della vescica, che permette in genere un preciso inquadramento della disfunzione presente. Dopo la diagnosi del tipo d’incontinenza, alla paziente sarà proposto il trattamento più appropriato (medico e/o chirurgico,).


TRATTAMENTO CHIRURGICO E NON DELL’INCONTINENZA URINARIA DA SFORZO

Esistono molte possibili terapie chirurgiche e non chirurgiche per trattare l’incontinenza urinaria da sforzo. Un trattamento iniziale deve comprendere terapie non chirurgiche, ovvero l’introduzione di cambiamenti comportamentali ed esercizi per la muscolatura del pavimento pelvico.

Anche l’impiego di stimolazione elettrica, di coni vaginali ponderati e della farmacoterapia può ridurre l’incontinenza urinaria da sforzo.

L’utilizzo di agenti iniettabili volumizzanti a livello locale (Bulking agents) contribuisce alla riduzione della perdita urinaria, ma la loro efficacia svanisce generalmente dopo 1-2 anni.

Le procedure chirurgiche garantiscono invece, maggiori probabilità di curare l’incontinenza urinaria da sforzo rispetto alle procedure non chirurgiche, benchè associate a rischi avversi maggiori.

Fino a qualche anno fa il trattamento classico per l’ incontinenza urinaria da sforzo (o stress incontinence) era la cosiddetta plastica vaginale (Colporrafia anteriore); questo intervento, tuttora molto praticato, ha una percentuale di successo bassa a lungo termine, altro intervento efficace praticato era  la colpososensione secondo Burch.

Oggi questa patologia viene trattata mediante le nuove tecniche di TVT (“tension free vaginal tape”) e TVT-O (“tension free vaginal tape otturatoria”):

La TVT (Tension-free Vaginal Tape) è una nuova tecnica chirurgica per la correzione dell’incontinenza urinaria da sforzo. La metodica, messa a punto in Svezia,  consiste nell’inserimento per via vaginale di una mesh di materiale sintetico (Prolene) con l’obiettivo di sospendere l’uretra ancorandola sopra l’osso pubico.

L’intervento può essere eseguito in anestesia locale. Sono praticate due piccole incisioni nella cute sopra la sinfisi pubica, e una piccola incisione nella mucosa vaginale, sotto l’uretra. Con un apposito introduttore si posiziona con l’aiuto di due aghi un nastro in Prolene sotto dell’uretra, quindi si invita la paziente a tossire stabilire la tensione della benderella e verificare il successo dell’intervento.

Questa tecnica chirurgica mini-invasiva della durata di 10 – 15 minuti, presenta molti vantaggi per la donna: il 90% delle pazienti guarisce o migliora sensibilmente dall’incontinenza urinaria, l’intervento è rapido, richiede una breve degenza ospedaliera e una convalescenza postoperatoria alquanto limitata. L’intervento può essere associato a quello di correzione del prolasso genitale, vescicale o rettale.

La TVT-O rappresenta l’evoluzione della TVT. La benderella di prolene che sospende l’uretra è ancorata alla fossa otturatoria e non sopra il pube. Pertanto presenta un minor rischio di lesioni vescicali e una riduzione dei tempi chirurgici conservando gli stessi ottimi risultati della TVT sovra-pubica.

Oggi abbiamo a disposizione una serie di mini sling che offrono un approccio mini invasivo per il trattamento dell’incontinenza urinaria da sforzo. Sono  delle piccole mesh di polipropilene di circa 8 cm da posizionare al di sotto dell’uretra. Tali sling  sostengono  l’uretra in una posizione che simula l’anatomia naturale per sostenerla maggiormente ed impedire le perdite accidentali di urina.


TECNICHE RIABILITATIVE DEL PAVIMENTO PELVICO

Le tecniche riabilitative a nostra disposizione sono: chinesiterapia pelvi-perineale (esercizi per i muscoli del pavimento pelvico), stimolazione elettrica, biofeedback (ginnastica attiva).

La chinesiterapia perineale consiste in una serie di esercizi di contrazione e rilasciamento dei muscoli del pavimento pelvico, al fine di rinforzare il sistema di sostegno degli organi pelvici.

Il biofeedback perineale: si tratta degli stessi esercizi di contrazione muscolare, compiuti con una sonda vaginale collegata ad un apparecchio, che consente di oggettivare con segnali visivi e sonori l’entità delle contrazioni, aiutando la donna a compierli in modo corretto.

L’elettrostimolazione perineale, infine, è indicata nei casi in cui i muscoli perineali non riescono ad essere contratti volontariamente ed in modo adeguato.  La riabilitazione perineale non pretende di risolvere totalmente e durevolmente il problema, tuttavia i risultati riferiti da vari autori sono soddisfacenti. E’ consigliabile una riabilitazione perineale in ottica di prevenzione nelle donne, che dopo il parto, presentano già i primi disturbi di un prolasso uterovaginale o di un’incontinenza urinaria. La terapia estrogenica vaginale, mediante creme od ovuli vaginali a base di promestriene, soprattutto per le donne in menopausa, produce sicuramente dei benefici, in particolare per i disturbi minzionali.


TRATTAMENTO DELL’INCONTINENZA URINARIA DA SFORZO CON LASER (ER: YAG)

L’impiego della laserterapia per il trattamento dell’incontinenza urinaria da sforzo (SUI) costituisce una nuova terapia non invasiva basata sul restringimento e ridimensionamento fototermico della fascia endopelvica e del tessuto del pavimento pelvico. L’energia emessa dal laser Er:YAG viene trasportata sulle aree della vagina da trattare mediante l’uso di appositi manipoli ed accessori. Una volta attivato, il laser deposita energia termica nel tessuto della mucosa causando il rimodellamento del collagene e, conseguentemente, il ridimensionamento della fascia endopelvica e del tessuto del pavimento pelvico. Il laser viene attivato ripetutamente facendo passare gradualmente il fascio laser sulle aree della vagina interessate sino a coprire l’intera area da trattare.

L’impiego della laser terapia per il trattamento dell’incontinenza urinaria da sforzo (SUI) è utile per quelle pazienti che soffrono di una lieve e moderata forma di incontinenza urinaria da sforzo e di incontinenza urinaria mista (Mixed Urinary Incontinence “MUI”).

Il trattamento laser è meno invasivo dei tradizionali metodi chirurgici. Presenta una percentuale di complicanze molto bassa ed è ben tollerato dalle pazienti.  Inoltre il tempo di recupero è molto breve – la paziente può riprendere immediatamente la routine quotidiana, a meno che non venga consigliato di rispettare le precauzioni standard legate all’incontinenza urinaria da sforzo come per esempio, evitare sforzi che possono causare una pressione sulla vescica ed astenersi dai rapporti per almeno 3-4 giorni.

Il prolasso è un abbassamento rispetto alla posizione normale degli organi endopelvici.
Interessa una donna su tre tra quelle che hanno partorito. Sovrappeso e fumo predispongono al prolasso.
Utero e vagina sono sostenuti all’interno del bacino da una combinazione di muscoli e legamenti che  formano il “pavimento pelvico”. I parti distocici, la stipsi cronica e il normale processo di invecchiamento (carenza ormonale in menopausa) possono indebolire il pavimento pelvico con conseguente discesa degli organi che vi stanno sopra.
Il sintomo più comune è la sensazione di qualcosa che scende verso il basso.


TIPI DI PROLASSO

  • Se è prolassata la parte anteriore della vagina e si trascina in basso parte della vescica, si parla di Cistocele. In questo caso si può avere perdita di urina quando si tossisce o si ride. Se il cistocele è molto pronunciato si può avere ritenzione urinaria.
  • Se è coinvolta la parete posteriore della vagina, questa trascina giù il retto, si parla di Rettocele. In questo caso si può avere difficoltà all’evacuazione.
  • Se è interessata solo la cervice si parla di Isterocele, ovvero la discesa dell’utero dalla piccola pelvi.
  • Si parla di Prolasso Utero-Vaginale quando sono coinvolti utero e vagina.

Esistono quattro gradi di prolasso:

  1. La cervice è ancora a metà del canale vaginale
    2. La cervice affiora alla rima vulvare
    3. La cervice sporge fuori dalla vagina, in posizione ortostatica con difficoltà deambulatorie
    4. L’utero è completamente fuori dalla vagina

TRATTAMENTO CHIRURGICO DEL PROLASSO

Lo scopo del trattamento chirurgico del prolasso vaginale è quello di migliorare la qualità di vita della donna.
Gli obiettivi della terapia sono essenzialmente quattro:

  1.   alleviare la sintomatologia;
  2.    ricostruire un’anatomia normale;
  3.    ristabilire una normale funzionalità:
  1. garantire un risultato duraturo nel tempo.

La prevenzione è l’opzione migliore, allenando il pavimento pelvico giornalmente per rinforzare i muscoli. Si può fare ovunque e in qualsiasi momento semplicemente contraendo i muscoli come se si volesse trattenere la pipì.

Le tecniche chirurgiche tradizionali prevedono la ricostruzione delle strutture tissutali di sostegno degli organi prolassati. Questi tessuti sono però “deboli” per insufficienza di collagene e sono poco resistenti e ulteriormente indeboliti, dalla dissezione chirurgica necessaria per effettuare l’intervento. A causa di tale deterioramento dei tessuti le tecniche tradizionali per il trattamento del prolasso vaginale presentano un tasso di recidive (numero di pazienti operate in cui il prolasso  si  rimanifesta dopo l’operazione) piuttosto elevato.

L’approccio chirurgico tradizionale prevede di norma, nel caso di prolasso dell’utero (con o senza prolasso della vescica e/o del retto) l’effettuazione della colpoistrectomia, l’operazione, cioè, con la quale si procede all’asportazione dell’utero per via vaginale.

Accanto a tali tecniche tradizionali si sono diffuse negli ultimi anni tecniche di nuova generazione che, attraverso l’uso di strumenti tecnologicamente avanzati ed introducendo materiali di sostegno biocompatibili, permettono di ottenere risultati migliori (con percentuali di recidive molto più basse) e di non ricorrere in maniera sistematica alla colpoisterctomia.
Questi interventi prevedono l’utilizzo di protesi (reti) sintetiche al fine di garantire risultati soddisfacenti e duraturi. Si è passati, dunque, da una chirurgia di ricostruzione ad una chirurgia cosiddetta di sostituzione al pari di quanto già osservato nella chirurgia delle ernie addominali dove la riparazione protesica ha pressoché soppiantato la chirurgia tradizionale.

Tale tecnica è indicata per tutte le tipologie di prolasso vaginale sia del comparto anteriore (vescica) che del comparto centrale-posteriore (utero, volta vaginale, retto); l’operazione si esegue in anestesia spinale, peridurale o totale e si basa sull’uso di una rete in prolene – particolare materiale biocompatibile e non riassorbibile – che sostituisce il supporto originario del pavimento pelvico.

La correzione del prolasso del comparto anteriore prevede il posizionamento della rete, senza tensione, al di sotto della vescica, ancorando la stessa ad un legamento (sacro spinoso)  e al forame ottoratorio.

La correzione del prolasso posteriore  avviene anch’essa con il posizionamento di una  rete  senza tensione. In caso di prolasso totale (anteriore più posteriore) con o senza prolasso dell’utero si procede, di norma, alla combinazione delle correzioni sopra introdotte e cioè all’effettuazione dell’ intervento correttivo totale che permette di non dover ricorrere all’asportazione dell’utero.

La tecnica tradizionale utilizzata per la correzione del prolasso totale è la colpoisterectomia associata a plastica vaginale anteriore e posteriore cioè l’asportazione dell’utero per via vaginale con rimozione della parete vaginale anteriore e posteriore in eccesso, ricreando un supporto per la vagina, la vescica ed il retto.


TRATTAMENTI ALTERNATIVI ALLA CHIRURGIA

Tra i trattamenti terapeutici alternativi alla chirurgia proponibili alla donna, per la correzione del prolasso uterino, ricordiamo il pessario vaginale. Si tratta di un anello di gomma, che viene collocato in vagina tra il fornice vaginale posteriore e l’osso pubico per sostenere verso l’alto l’utero. Periodicamente ( ogni 4-6 mesi) va rimosso per effettuare una terapia antisettica della vagina, al fine di evitare lesioni da decubito ed infezioni vaginali. E’ indicato nelle donne anziane, che soffrono di gravi patologie tali da rendere controindicato ogni trattamento chirurgico.

Per la correzione di un prolasso di grado lieve-medio associato ad incontinenza urinaria, in particolare nella donna giovane; l’alternativa all’intervento chirurgico è rappresentata dalla riabilitazione perineale, che comprende la chinesiterapia, il biofeedback, l’elettrostimolazione ed infine il trattamento LASER.

La chinesiterapia perineale consiste in una serie di esercizi di contrazione e rilasciamento dei muscoli del pavimento pelvico, al fine di rinforzare il sistema di sostegno degli organi pelvici.

Il biofeedback perineale: si tratta degli stessi esercizi di contrazione muscolare, compiuti con una sonda vaginale collegata ad un apparecchio, che consente di oggettivare con segnali visivi e sonori l’entità delle contrazioni, aiutando la donna a compierli in modo corretto.

L’elettrostimolazione perineale, infine, è indicata nei casi in cui i muscoli perineali non riescono ad essere contratti volontariamente ed in modo adeguato.


TRATTAMENTO LASER

Una novità per il trattamento della  perdita di funzionalità del pavimento pelvico causa di disagi a livello sociale e psicologico, che  può verificarsi a qualunque età, soprattutto dopo il parto, quando l’area riproduttiva e uretro- vaginale è sottoposta a uno sforzo inconsueto, è oggi  l’utilizzo del laser vaginale. Il  trattamento laser porta a un recupero della funzione vaginale perduta a causa dei parti, della carenza ormonale e dell’invecchiamento dei tessuti. Nella gran parte dei casi, dopo qualche settimana il muscolo riacquista la propria elasticità. Anche in questi casi, la terapia laser può essere d’aiuto, magari associata a sedute di ginnastica. La procedura viene eseguita in ambulatorio, è indolore e ha la durata massima di 20 minuti per un trattamento ideale di 3 sedute mensili.

Il laser vaginale ripristina il collagene e la vascolarizzazione vaginale aumentandone il tono muscolare, la forza e il controllo volontario della muscolatura della vagina. L’azione della terapia laser è indicata per il trattamento dell’incontinenza urinaria da stress di grado lieve e moderata, in cui la ginnastica perineale non ha funzionato ed in cui il trattamento chirurgico può inizialmente sembrare eccessivo.

L’innovativo sistema laser  agisce grazie all’ effetto foto-termico sui tessuti vaginali. La sua azione è semplice ed efficace: il raggio di luce emesso riscalda le pareti vaginali stimolando il rimodellamento delle fibre di collagene e la produzione di nuovo collagene.
Il risultato finale è che l’organo genitale femminile recupera la sua struttura originaria e la donna, già dal primo trattamento, comincia a notare i primi giovamenti e recupera il senso di benessere.

LASER IN CAMPO GINECOLOGICO

Oggi come non mai la tecnologia laser ha raggiunto livelli di eccellenza con risultati ben più efficaci rispetto a quella standard di qualche anno fa. Il laser Er:YAG Fotona Smooth, grazie ad una tecnologia denominata VSP ( variable square pulse o impulso quadrato variabile) consente di utilizzare diverse lunghezze di impulso per ottimizzare l’effetto del laser sui tessuti e di ottenere un riscaldamento profondo degli stessi con impulsi molto lunghi per stimolare la crescita del collagene, e l’asportazione di tessuto con impulsi brevi senza trasferirgli notevoli quantità di calore. La tecnologia Smooth distribuisce l’energia in modo ottimale, con brevi pulsazioni laser progettate per impedire un aumento della temperatura in superficie e per ottenere un riscaldamento omogeneo all’interno della mucosa vaginale, senza danneggiare tessuti ed organi collocati in profondità.

In definitiva è stato alzato il livello di precisione dei trattamenti consentendo di trattare i tessuti con un’efficacia ineguagliabile e senza surriscaldamento dei tessuti circostanti. Sono così garantiti trattamenti efficienti, delicati, confortevoli in totale assenza di stress per il paziente, procedure più veloci, grazie ad ampi spot, massima sicurezza e risultati clinici ed estetici di livello superiore.

Nel campo ginecologico permette di migliorare la funzionalità, il benessere e l’aspetto estetico delle parti intime. Il trattamento laser per il ripristino funzionale delle vagina – o ringiovanimento vaginale è indicato infatti per molti disturbi vaginali, come l’atrofia vaginale della menopausa, la dilatazione vaginale, il prolasso e l’incontinenza urinaria da sforzo.

Il 29% delle italiane over 40 desidera sottoporsi a un intervento di Vaginal Rejuvenation, metodologia innovativa che permette di migliorare la funzionalità e l’aspetto estetico delle proprie parti intime. Non si tratta di chirurgia estetica, ma di un trattamento laser che porta ad un recupero della funzione vaginale perduta a causa dei parti, della carenza ormonale e dell’invecchiamento dei tessuti.

Il laser applicato con una sonda direttamente in vagina determina uno stimolo termico indolore che ristabilisce una appropriata irrorazione ematica che a sua volta stimola la produzione e il rimodellamento del collagene. Lo stimolo laser migliora lo stato della mucosa vaginale, aumentandone il turgore portando ad una maggiore idratazione e trasudazione vaginale, consentendo cosi il recupero funzionale dei tessuti vaginali.

Si determina un vero e proprio ripristino funzionale della vagina (Laser Vaginal Rejuvenation) conn l’eliminazione dei sintomi legati all’atrofia vaginale, al rilassamento della pareti e all’incontinenza urinaria.

L’apparecchio dedicato a questa applicazione è uno strumento specifico studiato, realizzato ed ampiamente sperimentato proprio per questa indicazione. Il laser emette una luce infrarossa che non penetra profondamente nei tessuti, essendo completamente assorbita dall’acqua contenuta negli strati più esterni.

La procedura laser viene eseguita in ambulatorio, non prevede anestesia essendo del tutto indolore e non necessita di incisioni o punti di sutura.  La durata del trattamento è di circa 30 minuti. I risultati sono evidenti già dopo la prima seduta. Abitualmente il trattamento completo richiede 2-3 sedute a distanza di circa 30 giorni. La quasi totalità (96%) delle donne trattate riferisce  un effettivo miglioramento della qualità della vita e dei rapporti sessuali. La decisione su quanti cicli di trattamento saranno necessari sarà comunque presa dallo specialista che giudicherà in funzione della risposta al trattamento. La rapidità della risposta dipende dalla severità del disturbo iniziale.

Per quanto riguarda i possibili effetti collaterali, i rischi per le pazienti sono veramente minimi: solo il 10% delle donne riferisce effetti collaterali transitori, leggeri arrossamenti o lievi gonfiori: piccoli fastidi non allarmanti immediatamente successivi alla seduta, che solitamente si risolvono spontaneamente in una giornata e con l’applicazione di creme lenitive. È consigliato per qualche giorno evitare di avere rapporti, il bagno caldo in vasca e l’esercizio fisico intenso. I risultati degli studi dimostrano significativi miglioramenti delle condizioni vaginali con miglioramento dei rapporti e anche della qualità di vita e della soddisfazione sessuale nel 80 % delle pazienti.


Le indicazioni all’uso del laser sono:

  • Atrofia vaginale della Menopausa
  • Ripristino funzionale della vagina, della vulva e del perineo  
  • Prolasso vaginale
  • Incontinenza urinaria da sforzo

La menopausa è un momento importante nella vita di ogni donna, accompagnato da cambiamenti fisiologici che non devono essere vissuti come disturbi ineludibili. L’atrofia vaginale è,  un problema comune, che si manifesta con bruciore, secchezza, prurito vaginale, irritazione e dolore durante il rapporto sessuale (dispareunia). Alla base dei sintomi e dei  disagi c’è il calo di estrogeni, che si riscontra dopo la menopausa (fisiologica, indotta chirurgicamente o conseguente a terapie antitumorali). Questi sintomi, che con il tempo tendono ad acuirsi, hanno ripercussioni sulla vita sessuale già in parte compromessa dalla riduzione della libido, legata alla carenza ormonale e possono causare profonde alterazioni dei rapporti di coppia e della qualità della vita.

La terapia ormonale sostitutiva in postmenopausa rappresenta un presidio fondamentale per risolvere questi problemi. Tuttavia molte donne non accettano il trattamento ormonale e purtroppo alcune presentano controindicazioni assolute a qualsiasi trattamento ormonale ( donne in terapia per tumori alla mammella), anche locale.

Affrontare il problema e alleviarne la portata negativa è possibile attraverso il ricorso al laser,  esso consente un nuovo trattamento non ormonale finalizzato a migliorare lo stato delle strutture vaginali ed è indicato e sicuro anche nelle donne operate per tumori ormono-dipendenti.

Non si tratta di chirurgia estetica, ma di un trattamento laser che porta a un recupero della funzione vaginale perduta a causa della carenza ormonale e dell’invecchiamento dei tessuti.

L’atrofia vaginale rappresenta attualmente, una delle maggiori indicazioni per il ricorso al laser vaginale, il Laser Erbium oggi offre una opportunità terapeutica unica per il ripristino funzionale della vagina in particolare per chi non vuole o non può affidarsi alla terapia ormonale.

L’azione del laser determina un ripristino funzionale delle strutture della vagina con una procedura ambulatoriale, sicura ed indolore. Il trattamento laser  affronta il problema senza ricorrere a farmaci e agisce sui meccanismi che portano alla atrofia vaginale con secchezza e perdita di elasticità dei tessuti, eliminando prurito, irritazione e i dolori legati al rapporto sessuale.

Il laser, applicato con una sonda direttamente in vagina, determina uno stimolo termico che ristabilisce una appropriata irrorazione ematica che – a sua volta – stimola la produzione e il rimodellamento del collagene. Migliora lo stato della mucosa, ne aumenta il turgore grazie  ad una maggiore idratazione e trasudazione vaginale, responsabili del  recupero funzionale dei tessuti vaginali (Laser Vaginal Rejuvenation) e della eliminazione dei persistenti e fastidiosi sintomi.

L’apparecchio dedicato a questa applicazione è uno strumento specifico (Er:YAG laser) non ablativo, che non provoca tagli o lesioni e che è stato studiato, realizzato ed ampiamente sperimentato proprio per questa indicazione. Il laser emette una luce infrarossa che non penetra profondamente nei tessuti, essendo completamente assorbita dall’acqua contenuta negli strati più esterni.

La procedura laser viene eseguita in ambulatorio, non prevede anestesia essendo del tutto indolore e non necessita di incisioni o punti di sutura. La durata del trattamento è di circa 40 minuti. I risultati sono evidenti già dopo la prima seduta anche se abitualmente il trattamento completo richiede 2-3 sedute a distanza di circa 30 giorni. La quasi totalità (96%) delle donne trattate riferisce  un effettivo miglioramento della qualità della vita e dei rapporti sessuali.

La decisione su quanti cicli di trattamento saranno necessari sarà comunque presa dal ginecologo che giudicherà in funzione della risposta al trattamento. La rapidità della risposta dipende dalla severità del disturbo iniziale.

Gli  effetti collaterali e i rischi per le pazienti sono veramente minimi: solo il 10% delle donne riferisce di effetti collaterali transitori: leggeri arrossamenti, piccoli fastidi non allarmanti immediatamente successivi alla seduta, fastidi che solitamente si risolvono spontaneamente in una giornata e con l’applicazione di creme lenitive. Dopo il trattamento è consigliato per qualche giorno evitare di avere rapporti, il bagno caldo in vasca e l’esercizio fisico intenso.

I risultati degli studi dimostrano significativi miglioramenti delle condizioni vaginali con miglioramento dei rapporti, della qualità di vita e della soddisfazione sessuale nel 80 % delle pazienti.

Il rilassamento vaginale  è la perdita dell’architettura strutturale ottimale della vagina. Questa condizione è generalmente associata al processo naturale di invecchiamento e, soprattutto al parto vaginale.

Durante il processo di rilassamento vaginale i muscoli vaginali sono rilassati e presentano tono, forza, controllo e sostegno ridotti. Il notevole aumento del diametro interno ed esterno della vagina crea un significativo effetto di dilatazione delle pareti vaginali. Il rilassamento vaginale ha un effetto negativo sulla gratificazione sessuale a causa della riduzione frizionale tra pene e vagina che porta ad una diminuzione del piacere sessuale.

Gli interventi di chirurgia estetica sono cresciuti di popolarità in tutto il mondo. Tuttavia le donne sono restie a parlare dei loro problemi connessi al rilassamento vaginale, alla irregolarità delle labbra vaginali e alla perdita della gratificazione sessuale. Molte donne non sono a conoscenza dell’esistenza di tecniche chirurgiche  e non, utilizzate per  risolvere questi problemi.

La tecnica  chirurgica si basa su una procedura  che comporta una incisione e un riposizionamento di parte di tessuto vaginale al fine di ridurre le dimensioni del canale vaginale. L’intervento può provocare cicatrici e diminuzione del piacere. Le pazienti  che si sottopongono al trattamento chirurgico necessitano di  un prolungato periodo di recupero.

L’impiego del laser nei trattamenti per il ripristino funzionale della vagina rappresenta una terapia nuova  non invasiva basata sul restringimento e ridimensionamento fototermico della fascia endopelvica e del tessuto del pavimento pelvico.

La laserterapia impiegata per il restringimento vaginale si basa sul restringimento fototermico del tessuto vaginale interessato. L’energia laser proveniente da un laser Er:YAG di 2940 nm viene distribuita sulle aree della vagina per mezzo di uno speciale manipolo. Una volta attivato il laser deposita energia termica nel tessuto della mucosa vaginale provocando un rimodellamento del collagene e quindi un ridimensionamento della fascia endopelvica e del tessuto del pavimento pelvico.

I trattamenti per il ripristino funzionale della vagina con laser sono molto meno invasivi dei metodi chirurgici tradizionali per il trattamento della sindrome di rilassamento vaginale. Presentano una percentuale di complicanze molto bassa e sono ben tollerati dalle pazienti. Il tempo di recupero è molto breve – dopo 2 o 3 giorni la paziente può riprendere la normale attività sessuale. Il trattamento produce risultati positivi in gran parte delle pazienti.

Una novità per il trattamento della  perdita di funzionalità del pavimento pelvico causa di disagi a livello sociale e psicologico, che  può verificarsi a qualunque età, soprattutto dopo il parto, quando l’area riproduttiva e uretro- vaginale è sottoposta a uno sforzo inconsueto, è oggi  l’utilizzo del laser vaginale. Il  trattamento laser porta a un recupero della funzione vaginale perduta a causa dei parti, della carenza ormonale e dell’invecchiamento dei tessuti. Nella gran parte dei casi, dopo qualche settimana il muscolo riacquista la propria elasticità. Anche in questi casi, la terapia laser può essere d’aiuto, magari associata a sedute di ginnastica. La procedura viene eseguita in ambulatorio, è indolore e ha la durata massima di 20 minuti per un trattamento ideale di 3 sedute mensili.

Il laser vaginale ripristina il collagene e la vascolarizzazione vaginale aumentandone il tono muscolare, la forza e il controllo volontario della muscolatura della vagina. L’azione della terapia laser è indicata anche per il trattamento dell’incontinenza urinaria da stress di grado lieve e moderata, in cui la ginnastica perineale non ha funzionato ed in cui il trattamento chirurgico può inizialmente sembrare eccessivo.

L’innovativo sistema laser  agisce grazie all’ effetto foto-termico sui tessuti vaginali. La sua azione è semplice ed efficace: il raggio di luce emesso riscalda le pareti vaginali stimolando il rimodellamento delle fibre di collagene e la produzione di nuovo collageneIl risultato finale è che l’organo genitale femminile recupera la sua struttura originaria e la donna, già dal primo trattamento, comincia a notare i primi giovamenti e recupera il senso di benessere.

L’impiego della laserterapia per il trattamento dell’incontinenza urinaria da sforzo (SUI) costituisce una nuova terapia non invasiva basata sul restringimento e ridimensionamento fototermico della fascia endopelvica e del tessuto del pavimento pelvico. L’energia emessa dal laser Er:YAG viene trasportata sulle aree della vagina da trattare mediante l’uso di appositi manipoli ed accessori. Una volta attivato, il laser deposita energia termica nel tessuto della mucosa causando il rimodellamento del collagene e, conseguentemente, il ridimensionamento della fascia endopelvica e del tessuto del pavimento pelvico. Il laser viene attivato ripetutamente facendo passare gradualmente il fascio laser sulle aree della vagina interessate sino a coprire l’intera area da trattare.

L’impiego della laser terapia per il trattamento dell’incontinenza urinaria da sforzo (SUI) è utile per quelle pazienti che soffrono di una lieve e moderata forma di incontinenza urinaria da sforzo e di incontinenza urinaria mista (Mixed Urinary Incontinence “MUI”). Il trattamento laser è meno invasivo dei tradizionali metodi chirurgici. Presenta una percentuale di complicanze molto bassa ed è ben tollerato dalle pazienti.

Inoltre il tempo di recupero è molto breve – la paziente può riprendere immediatamente la routine quotidiana, a meno che non venga consigliato di rispettare le precauzioni standard legate all’incontinenza urinaria da sforzo come per esempio, evitare sforzi che possono causare una pressione sulla vescica ed astenersi dai rapporti per almeno 3-4 giorni.

I condilomi noti anche con il nome di verruche genitali o creste di gallo, sono malattie virali, che possono essere trasmesse con varie modalità, compresi i rapporti sessuali. Sono causati da una famiglia di virus denominata papillomavirus umani (HPV – Uman Papilloma Virus).

Una volta presenti i condilomi possono essere trasmessi con i rapporti sessuali ed è per questo motivo che devono essere curati. I condilomi possono colpire sia la donna che l’uomo e interessare la cute ( pube, grandi labbra, vulva, pene, scroto, perineo, regione perianale, distretti extragenitale) e  le mucose ( vagina, cervice uterina, uretra, lingua, cavo orale, etc.).

I condilomi si presentano sotto forma di escrescenze carnose, di consistenza varia e di colore tra il violetto ed il rosa, isolate o riunite in gruppi e solitamente non sono dolenti. Il periodo di incubazione del virus può essere anche di alcuni mesi, pertanto per evitare di contrarre l’infezione è importante proteggere i rapporti occasionali con persone sconosciute.

Se si ha il sospetto di aver contratto l’infezione è importante sottoporsi a visita medica.

Quando i condilomi non sono trattati in tempo e/o le terapie farmacologiche ( es. crema a base di  Imiquimod ) non hanno dato esito positivo,  possono svilupparsi in forme più gravi e  richiederanno tecniche più invasive eseguibili in anestesia locale come la criochirurgia, l’elettro-cauterizzazione, la terapia laser e l’intervento chirurgico con l’obiettivo di rimuovere le vegetazioni condilomatose.

Spesso per prevenire le recidive è bene usare dopo il trattamento la crema a base di Imiquimod.

È necessario sottolineare che i condilomi tendono a ripresentarsi entro i primi 3 mesi dal completamento della cura e che alcuni sottotipi virali possiedono potenzialità di trasformazione neoplastica. A tal fine, è bene che il paziente sia sottoposto a controlli periodici dopo 1, 3, 6 e 12  mesi.

TRATTAMENTO LASER

Per eliminare i condilomi, si può ricorrere al Laser Erbium YAG, esso garantisce risultati ottimali e sicuri. Con tale metodica gli interventi di trattamento dei condilomi sono assolutamente rapidi, sicuri e minimamente invasivi. Il dolore postoperatorio è minimo, può variare a seconda della quantità di condilomi asportati e può essere controllato con somministrazione di FANS. Dopo il trattamento è bene applicare per 10-15 minuti una borsa di ghiaccio. I pazienti riprendono le attività lavorative subito, anche se quotidianamente devono eseguire  medicazioni con pomata antibiotica.

La riparazione del tessuto trattato con laser avviene rapidamente e generalmente senza formazione di cicatrici. Inoltre il raggio laser scalda e vaporizza in maniera istantanea il tessuto anormale, così da non danneggiare il tessuto sano circostante.

LASER IN CAMPO ESTETICO E DERMATOLOGICO

Negli ultimi anni la maggior attenzione alla cura del proprio aspetto ha sviluppato una sempre più spiccata esigenza di eliminare gli inestetismi cutanei in modo definitivo, rapido e, possibilmente, indolore. Per far fronte a queste richieste sono state messe a punto  metodiche che si avvalgono delle tecnologie più innovative. Tra queste il laser ErbiumYag garantisce  interventi mirati, che danno risultati più che soddisfacenti con il minimo trauma possibile. Oggi come non mai la tecnologia laser ha raggiunto livelli di eccellenza con risultati ben più efficaci rispetto a quella standard di qualche anno fa. Il Laser Er:YAG Fotona Smooth, grazie ad una tecnologia denominata VSP ( variable square pulse o impulso quadrato variabile) consente di utilizzare diverse lunghezze di impulso per ottimizzare l’effetto del laser sui tessuti e di ottenere un riscaldamento profondo degli stessi con impulsi molto lunghi per stimolare la crescita del collagene, e l’asportazione di tessuto con impulsi brevi senza trasferirgli notevoli quantità di calore. La tecnologia Smooth distribuisce l’energia in modo ottimale, con brevi pulsazioni laser progettate per impedire un aumento della temperatura in superficie e per ottenere un riscaldamento omogeneo all’interno della cute, senza danneggiare l’epidermide nel trattamenti cutanei.In definitiva è stato alzato il livello di precisione dei trattamenti consentendo di trattare i tessuti con un’efficacia ineguagliabile e senza surriscaldamento dei tessuti circostanti. Sono così garantiti trattamenti efficienti, delicati, confortevoli in totale assenza di stress per il paziente, procedure più veloci, grazie ad ampi spot, massima sicurezza e risultati clinici ed estetici di livello superiore. Nel campo della estetico -dermatologico, consente  di asportare neoformazioni benigne della cute, di eliminare cicatrici chirurgiche e da trauma, macchie del viso, le dermopatie pigmentate, di curare e ridurre l’acne, eliminare gli inestetismi cicatriziali post-acneici spesso molto invalidanti, sotto il profilo psicologico, per gli adolescenti e ridurre notevolmente le rughe a quelle donne che vogliono combattere i segni dell’età, attraverso un trattamento di fotoringiovanimento della pelle del viso e del décolleté, senza bisogno di ricoveri e con immediato ritorno alle normali attività quotidiane.

Il trattamento di  di ringiovanimento del viso con il laser in tutta sicurezza.  La funzione del laser è finalizzata ad interrompere il processo degenerativo del derma con la stimolazione dei fibroblasti e a produrre nuove fibre elastiche e collagene.  Fotona  è un innovativo trattamento laser ad azione lifting del viso. Agisce sulla superficie esterna del viso e su quella interna del cavo orale, con effetto rassodante e volumizzante.

Risultati:

  • pelle più liscia
  • riduzione dei pori
  • miglioramenti di elasticità, compattezza, tono e texture cutanea
  • distensione delle rughe
  • riempimento delle rughe naso-geniene

Vantaggi:

  • senza anestesia
  • non doloroso
  • non invasivo
  • tempi di ripresa delle attività immediati
  • effettuabile tutto l’anno

Il trattamento, che sfrutta la lunghezze d’onda laser (Er.YAG), avviene utilizzando 2 diverse modalità che agiscono in combinazione per contrastare efficacemente l’invecchiamento della pelle, in modo da  usufrire della combinazione degli effetti ablativi e di quelli termici:

  1. La prima applicazione (Smooth Liftin), è una modalità rivoluzionaria di laser Er:YAG non ablativa che effettua un riscaldamento controllato e delicato della mucosa intraorale. Risultato: miglioramento del tono ed elasticità cutanea; riempimento delle rughe naso-geniene dall’interno, simile all’effetto di un filler.
  2. La seconda applicazione (Superficial), è una modalità laser Er:YAG che effettua una lieve ablazione per rimuovere le imperfezioni superficiali della pelle del viso. Risultato: aumento della luminosità e della texture cutanea; riduzione dei pori dilatati.

Dopo aver effettuato il trattamento, della durata di circa 45 minuti, si applica una crema lenitiva, che la paziente continuerà ad applicare nei giorni successivi. Dopo il trattamenti si può riprendere da subito la normale vita sociale, con risultati estetici molto soddisfacenti e soprattutto stabili nel tempo. I primi risultati si apprezzano dopo circa 45 giorni, e gradualmente migliorano per almeno 9 mesi.

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Le rughe rappresentano i segni distintivi dell’invecchiamento cutaneo. Con gli anni, la perdita di elasticità cutanea, associata al ridotto contenuto d’acqua della pelle, determinano la comparsa delle rughe. Mentre anni fa le rughe erano accettate positivamente in quanto indice di maturità individuale, oggi invece sempre più persone si guardano allo specchio e non accettano di vedere il proprio viso solcato da piegature che inevitabilmente condizionano negativamente il benessere psicofisico individuale. Nonostante le creme antirughe siano universalmente utilizzate per la prevenzione ed il trattamento delle rughe, nuove metodiche ambulatoriali danno la possibilità di eliminarle temporaneamente o definitivamente (filler, botox, laser). Tra queste, il laser rappresenta sicuramente quella che più di tutte permette di ottenere risultati naturali e definitivi. Infatti, il laser erbium Fotona rappresenta il gold standard per effettuare, in assoluta sicurezza, la rimozione delle rughe, in particolar modo  le rughe peribuccali ( codice a barre) e le rughe periorbitali.  

Le rughe si attenueranno notevolmente e si avrà anche un miglioramento degli effetti indotti dal fotoinvecchiamento; una pelle più liscia e luminosa (Skin Resurfacing). Tutto questo con minima dolorabilità e una guarigione rapida. Si tratta di interventi, che possono essere effettuati senza necessità di anestesia alcuna, oppure con applicazione di anestetico topico o in anestesia locale con o senza blanda sedazione. Attraverso la sua innovativa tecnologia è possibile effettuare trattamenti precisi e senza effetti collaterali.

Vantaggi del laser erbium Fotona:

  • veloce
  • senza anestesia
  • guarigione rapida
  • risultati visibili già dopo una settimana

Prima di sottoporre il paziente al trattamento laser è fondamentale un’accurata anamnesi e la valutazione dei criteri d’esclusione comuni a tutti i trattamenti laser. La maggior parte dei pazienti avverte solo un modesto disagio durante il trattamento. Nei pazienti più sensibili è prevista l’applicazione di una crema anestetica. Al termine della seduta viene applicata una medicazione con crema antibiotica e garza. Il  paziente nei giorni successivi deve ripetere la medicazione per 2 settimane ed evitare l’esposizione al sole dell’area trattata. La ripresa delle normali attività quotidiane e sociali è immediata.

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Le macchie della pelle rappresentano uno dei tanti segni dell’invecchiamento cutaneo. L’eccessiva esposizione solare negli anni, associata al rallentamento del turnover cellulare, comporta l’accumulo di melanina negli strati superficiali della pelle che non viene del tutto eliminata. In altri casi invece, l’assunzione di alcuni farmaci nel periodo estivo (contraccettivi, antibiotici), la gravidanza, la ceretta, possono determinare una stimolazione alla produzione di melanina che si accumula negli strati profondi della pelle, dando luogo al melasmaLe zone più colpite sono il viso (in particolare la fronte, gli zigomi, il baffetto), il decolletè, la parte superiore del dorso, le mani e gli arti.

Molteplici sono i motivi che portano alla rimozione delle macchie:

  • perchè sono brutte
  • perchè non piacciono
  • perchè ci fanno apparire più vecchi

Le macchie più comuni sono:

  • le verrucche seborroiche
  • le macchie sul viso – lentigo solari
  • il melasma – cloasma
  • le macchie delle mani
  • le macchie senili

Tra le varie terapie proposte per la rimozione delle macchie e del melasma, il laser Erbium Fotona, rappresenta sicuramente quella più efficace,  esso con una lunghezza d’onda di 2940 nm, penetra in profondità nella pelle rimuovendo le macchie della pelle attraverso un effetto termico di distruzione dell’accumulo di melanina.

Vantaggi del laser erbium Fotona:

  • veloci
  • sicuri
  • senza anestesia
  • tempi di recupero rapidi

Prima di sottoporre il paziente al trattamento laser è fondamentale un’accurata anamnesi e la valutazione dei criteri d’esclusione comuni a tutti i trattamenti laser. La maggior parte dei pazienti avverte solo un modesto disagio durante il trattamento. Nei pazienti più sensibili è prevista l’applicazione di una crema anestetica. Può essere necessaria una sola seduta o varie sedute. La variabilità dipende da vari fattori: tipo  di macchia, grandezza della macchia, numero e localizzazione. Il trattamento può essere ripetuto dopo 30 gg.Al termine della seduta viene applicata una crema lenitiva. Il paziente nei giorni successivi deve ripetere l’applicazione della crema lenitiva per 1 settimana ed evitare l’esposizione al sole dell’area trattata. La ripresa delle normali attività quotidiane e sociali è immediata.

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Il laser chirurgico erbium Fotona  rappresenta il gold standard per effettuare, in assoluta sicurezza, la rimozione di lesioni cutanee. Attraverso la sua innovativa tecnologia è possibile effettuare escissioni chirurgiche precise e senza effetti collaterali.

Vantaggi del laser  Fotona:

  • veloce
  • senza anestesia
  • senza applicazione di punti di sutura
  • tempi di recupero più rapidi
  • guarigione senza cicatrice

Numerose sono le lesioni che si possono rimuovere:

  • cheratosi seborroiche
  • cheratosi attiniche
  • nevi epidermici
  • nevi sebacei
  • verruche
  • fibromi penduli
  • xantelasmi
  • adenomi sebacei
  • dermatofibromi
  • grani di miglio
  • siringomi

Prima di sottoporre il paziente al trattamento laser è fondamentale un’accurata anamnesi e la valutazione dei criteri d’esclusione comuni a tutti i trattamenti laser. La maggior parte dei pazienti avverte solo un modesto disagio durante il trattamento. Nei pazienti più sensibili è prevista l’applicazione di una crema anestetica. Può essere necessaria una sola seduta o varie sedute. La variabilità dipende da vari fattori: tipo  di lesione, grandezza della lesione, numero e localizzazione. Il trattamento può essere ripetuto dopo 30 gg. Al termine della seduta viene applicata una medicazione con crema antibiotica. Il paziente nei giorni successivi deve ripetere la medicazione per 2 settimane ed evitare l’esposizione al sole dell’area trattata. La ripresa delle normali attività quotidiane e sociali è immediata.

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La cicatrice è un segno visibile sulla pelle che si crea in seguito ad una rimarginazione di una ferita. La cicatrice è  un tessuto fibroso che si forma per riparare una lesione (traumatica o patologica) ed è dovuta alla proliferazione del derma e dell’epidermide. La cicatrice a differenza della ferita normale, (abrasione, escoriazione) lascia un segno sulla pelle.

La cicatrice è un normale evento nel processo di guarigione, la riparazione di un danno della cute causato seguito di un trauma, di un intervento chirurgico o di una malattia. La cicatric in genere è direttamente proporzionata al danno subito dalla cute e maggiore è il tempo di guarigione, maggiore sarà la possibilità di una cicatrice evidente.

La cicatrice appare più rossa ed evidente al momento della sua formazione ma con il passare del tempo tale evidenza si affievolisce. La cicatrice nelle sue varianti cliniche dipende da molte variabili: sesso, età, localizzazione ecc. Inoltre risulta più o meno evidente in rapporto ai suoi caratteri: depressa o rialzata, ipotrofica o ipertrofica, superficie regolare o irregolare, cheloide,  essa sarà più evidente se non segue le linee di langherans (linee di espressione e di piega della cute.

Trattamenti specifici  per migliorare e/o rimuovere  le cicatrici

Esistono vari trattamenti per migliorare e/o rimuovere le cicatrici: medici ( laser,  filler con collagene e  acido jaluronico iniezione di cortisonici, occlusione con fogli di gel al silicone o pomata al gel di silicone) e chirurgici escissione intralesionale o completa. Tuttavia nessuna cicatrice potrà mai essere cancellata del tutto. Nessun magico intervento renderà la cicatrice invisibile o uguale alla cute normale circostante.

Quale tecnologia viene utilizzata per migliorare e/o rimuovere le cicatrici

Nel nostro centro si trattano le cicatrici con il sistema laser Erbium, apparecchiatura di ultima generazione. Oggi grazie alle più recenti  ricerche  nel campo della tecnologie laser è possibile trattare in modo non chirurgico ed indolore molte delle cicatrici antiestetiche non solo sul corpo ma anche sul viso. Le cicatrici ipertrofiche e cheloidee più complesse richiedono più sedute di laser terapia a distanza una dall’altra. Il laser Erbium Yag nella sua versione  frazionale e non,è utilizzato per migliorare la superfice della cicatrice di vario tipo e genere. Migliorano le cicatrici da acne, le cicatrici post traumatiche e post chirurgiche. Il raggio laser viene utilizzato per rimuovere la cute indesiderato o danneggiata. Con la tecnica frazionale si ottengono delle micro colonne di coagulazione del tessuto cicatriziale con micro danni e micro riparazioni che determinano rigenerazione di nuovo tessuto capace di riparare l’epidermide. Queso nuovo tessuto prende il posto di quello mal cicatrizzato. Il risultato di un unica seduta è soddisfacente ma non definitivo, può essere implementato con successive sedute mensili. In media vengono eseguite 5/6 sedute. Il trattamento non è invasivo, tutto si risolve in due soli giorni di rossore senza doversi allontanare dal lavoro. Nel post trattamento si può applicare nella zona trattata una crema antibiotica per 7 gg circa ed è necessario l’esposizione al sole dell’area trattata.

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Le cicatrici d’acne sono il risultato di un danno cutaneo durante la guarigione di un’acne in fase attiva. Esistono alcune forme di acne che, pur non essendo particolarmente gravi, possono provocare esiti cicatriziali. Infatti spesso l’acne giovanile, una volta scomparsa, lascia sulla pelle piccoli “buchi” e cicatrici. L’imperfezione, soprattutto sul viso, è estremamente evidente e l’entità delle irregolarità cutanee possono compromettere l’armonia del viso.

Le cicatrici che esitano sulla cute di un soggetto acneico possono essere di due tipi: quelle causate da una perdita di collagene (cicatrici atrofiche), e quelle causate da un eccesso di tessuto fibroso (cicatrici ipertrofiche). La prevenzione è il primo passo per evitare l’insorgenza delle cicatrici d’acne. Dal momento che è di fondamentale importanza ridurre quanto più possibile la durata e l’intensità del processo infiammatorio, la terapia dell’acne svolge un ruolo decisivo. Ricerche scientifiche hanno dimostrato che la laserterapia rappresenta il miglior approccio per le cicatrici d’acne. In particolare, il laser chirurgico Fotona, grazie alla sua innovazione tecnologica, rigenera le aree cutanee sedi di cicatrici permettendo un notevole miglioramento estetico.

Vantaggi del laser Fotona:

  • veloce
  • sicuro
  • senza anestesia
  • tempi di recupero rapidi

Prima di sottoporre il paziente al trattamento laser è fondamentale un’accurata anamnesi e la valutazione dei criteri d’esclusione comuni a tutti i trattamenti laser. La maggior parte dei pazienti avverte solo un modesto disagio durante il trattamento. Nei pazienti più sensibili è prevista l’applicazione di una crema anestetica. Può essere necessaria una sola seduta o varie sedute. La variabilità dipende da vari fattori: tipo  di cicatrici, grandezza, numero e localizzazione. Il trattamento può essere ripetuto dopo 30 gg. Al termine della seduta viene applicata una medicazione con crema antibiotica. Il paziente nei giorni successivi deve ripetere l’applicazione della crema antibiotica per 1 settimana ed evitare l’esposizione al sole dell’area trattata. La ripresa delle normali attività quotidiane e sociali è immediata.

Prima consulenza gratuita

Le smagliature rappresentano uno degli inestetismi cutanei più frequenti nelle donne e negli uomini. Sono striature causate dalla rottura delle fibre elastiche del derma, fenomeno che si verifica quando la pelle è sottoposta a rapide variazioni tensorie, come ad esempio durante lo sviluppo puberale, in gravidanza o in seguito ad un rapido calo o aumento di peso corporeo. Anche l’uso di alcuni farmaci (cortisone), alcune malattie (sindrome di Cushing) e squilibri ormonali possono contribuire alla loro comparsa. Compaiono soprattutto su addome, seni, fianchi, glutei, braccia e cosce. Quelle di recente insorgenza appaiono rosse, poi col tempo diventano bianche. Attualmente la laserterapia rappresenta il miglior approccio per le smagliature. In particolare, il laser chirurgico Fotona, grazie alla sua innovazione tecnologica, rigenera le aree cutanee sedi di smagliature permettendo un notevole miglioramento estetico.

Vantaggi del laser Fotona:

  • veloce
  • sicuro
  • senza anestesia
  • tempi di recupero rapidi

Prima di sottoporre il paziente al trattamento laser è fondamentale un’accurata anamnesi e la valutazione dei criteri d’esclusione comuni a tutti i trattamenti laser. Sono necessarie varie sedute. La variabilità dipende da vari fattori: tipo  di smagliatura, grandezza numero e localizzazione. Il trattamento può essere ripetuto dopo 30 gg. La maggior parte dei pazienti avverte solo un modesto disagio durante il trattamento. Nei pazienti più sensibili è prevista l’applicazione di una crema anestetica. Al termine della seduta viene applicata una crema lenitiva.

Nel post trattamento in genere si può avere eritema, edema e la zona trattata appare rossa ed edematosa, il paziente nei giorni successivi deve ripetere l’applicazione della crema lenitiva per 1 settimana ed evitare l’esposizione al sole dell’area trattata. La ripresa delle normali attività quotidiane e sociali è immediata.

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